LA MISURA DELLA GIUSTA DISTANZA

CLOISTER Galleria d’Arte ospita “La misura della giusta distanza” mostra personale di Stefano Paci

Inaugurazione mercoledì 10 gennaio 2018 ore 18.30 con la presentazione di Angelo Andreotti

Sino a mercoledì 31 gennaio 2018

Si inaugura mercoledì 10 gennaio “La misura della giusta distanza” la mostra di Stefano Paci alla Galleria Cloister di Ferrara. Sono esposte sei tele di grande formato (250×160) ed una quindicina di disegni a china, pastello e carboncino realizzati su carta per Artisti Fabriano di diverso formato.

Le tele rappresentano una sintesi del lavoro fatto a Cipro tra il 2012-2015, e vengono dalle raccolte “Conserve” e “No Relation”. I disegni fanno parte della raccolta “A Pennino”, realizzati tra il 2013 e il 2016 sempre a Cipro.

La presentazione di Angelo Andreotti

Attrae l’attenzione, con una gravità che è legge soltanto dello sguardo, quello spazio compreso tra due masse sospese in un improbabile equilibrio. Spazio lasciato o spazio trovato? La differenza fa differenza. Indica due percorsi distinti. Forse è anche spazio misurato, ma l’unità di misura è incalcolabile. Qui l’unità di misura non è una parte che compone l’insieme, piuttosto è l’insieme che si determina nelle sue parti. E l’unità è quello spazio, sottile, quasi la membrana di un “niente” che impedisce il contatto.

Il quadro non dice, il quadro espone, ed espone l’interiorità di Stefano chiamando fuori la nostra. Il quadro è quello spazio “tra” Stefano e noi, e quindi ciò che avevo pensato come un “niente” in realtà è un “tutto”, e ciò che avevo considerato come impedimento a un contatto in realtà è dove accade il contatto, come fosse lo spazio di due sguardi che si toccano l’un l’altro o, se vogliamo, lo spazio nudo che consente a due mani di toccarsi e, nella reciprocità, di sentirsi toccati. Né attrazione, né repulsione. Neppure immobilità perché, se guardi bene, se ti metti alla giusta distanza e non t’imponi sul quadro, potrai in quell’interstizio sentire una tensione.

Se quello spazio non ci fosse, e le forme si toccassero (si uni-formassero) veramente allora verrebbe meno quel sottile luogo che consente la differenza, la diversità, l’alterità, e di conseguenza la possibilità vera di una relazione. La misura è fondamentale, ma è l’insieme a chiederla, di volta in volta, di caso in caso. Il quadro è lì, e anche ciò che consente l’esistenza di un io e un tu, di me che guardo il quadro, di Stefano che guardando il quadro vede in esso un altro sé. E sempre a generare valore è la giusta distanza.

Noi siamo lì.

Angelo Andreotti